La mossa del governo è quella di riassegnare ai Comuni la gestione della raccolta, soprattutto differenziata.
Gli Ato scenderanno da 27 a 9 e diventeranno semplici consorzi obbligatori di diritto pubblico. Addio quindi alle società in funzione oggi che hanno prodotto un deficit di 800 milioni, 300 dei quali già coperti dalla Regione. Raffaele Lombardo e l'assessore ai Servizi pubblici, Pier Carmelo Russo, hanno illustrato ieri a Roma le linee guida della riforma sui rifiuti che il governo presenterà nelle prossime settimane all'Ars.
La mossa del governo è quella di riassegnare ai Comuni tutte le competenze sulla gestione della raccolta e dello smaltimento dei rifiuti. Gli Ato resteranno attivi solo come soggetti di regolamentazione generale: non contrattualizzeranno le aziende che si occuperanno della raccolta ma le individueranno e lasceranno poi ai Comuni il compito di fissare in un contratto il rapporto di servizio, che punterà tutto o quasi sulla raccolta differenziata. L'Ato - secondo quanto hanno annunciato Lombardo e Russo - indicherà anche una tariffa media per la Tarsu (o la Tia) e lascerà ai Comuni la facoltà di applicarla o modificarla: ma gli enti locali che non copriranno per intero i costi del servizio saranno commissariati.
Un passaggio fondamentale del disegno di legge sarà la clausola di solidarietà sociale, come la chiama già il governo: è la norma che consentirà il salvataggio di tutto il personale oggi in servizio presso gli Ato. I nuovi Ato emetteranno un bando per individuare i nuovi soggetti gestori del servizio e lì indicheranno l'obbligo per le aziende che vinceranno di assumere il personale delle vecchie strutture. Lombardo e Russo hanno parlato di tutto ciò nel corso di un'audizione di fronte alla commissione parlamentare d'inchiesta sugli illeciti connessi al ciclo dei rifiuti, organismo guidato da Gaetano Pecorella.
In questa sede Lombardo ha parlato anche di infiltrazioni mafiose: «In Sicilia - ha detto - c'erano infiltrazioni nel settore dei rifiuti in due dei quattro grandi ambiti in cui era stato diviso il territorio regionale e che avrebbero consentito la realizzazione dei termovalorizzatori. A rilevarlo è una relazione della Corte dei conti del 2007, relativa al 2005». Il progetto per la costruzione di quattro termovalorizzatori sull'Isola risale al 2002, ma non si è mai concretizzato perchè le concessioni furono stoppate dalla Corte di giustizia europea del 2007, che rilevò irregolarità negli standard delle procedure.
Da: Giornale di Sicilia

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