COSA NOSTRA. Uomini politici "sbirri" o "inutili"... quando la mafia parla a telefono
Cronaca - Mafia
Scritto da Grandangolo   
Giovedì 24 Gennaio 2008 11:21

mafiaConversazione tra mafiosi o presunti tali. Si parla di politica e, soprattutto, degli uomini politici in attività nel comprensorio tra Sciacca e Ribera.  

Siamo nel 2002 esattamente il 29 settembre. Gli atti sono  contenuti nel processo Welcome, che a Ribera fece piazza pulita di mafiosi sull’asse Sicilia-America, molti dei quali sono confluiti nell’indagine che ha portato in carcere, le scorse settimane, Giuseppe Grigoli, il patron dei supermercati Despar ritenuto vicino, se non il cassiere, di Matteo Messina Denaro. A parlare sono Emanuel Sortino, figlio di Gennaro (arrestato nell’ambito dell’operazione Welcome e assolto da Tribunale) e Francesco Gatto, detto John, un italo-americano suo amico.
Entrambi sono a bordo dell’auto di Sortino e stanno andando all’aeroporto di Palermo. Inizialmente John dice che la sera prima si è visto con il padre di Emanuel e che in questa circostanza voleva esserci Peppe Campo. John, precisa che ogni anno viene a Ribera (lui vive negli USA) ma, ogni volta si muove con discrezione. Emanuel, esprime il proprio dispiacere per il fatto che quest'anno molti si trovano reclusi, quindi l'amico John non si è potuto incontrare con tanti "amici". Di questi amici viene indicato Paolo (intendono Paolo Capizzi attualmente recluso per associazione mafiosa) per il quale sono maggiormente dispiaciuti, lo ritengono molto capace e anche se ben sostituito dallo zio Jachino (Gioacchino Siggia, ndr), lo rimpiangono. Il Paolo, lo ritengono un buon manovratore. John si lamenta che sia in America che a Ribera, c'è casino "maretta", bisogna stare attenti perché al primo passo falso, se qualcuno chiacchiera "si portano a tutti". Lui è sicuro che da questa parte (Ribera) nessuno dovrebbe "chiacchierare". I due parlano di un certo Stefano, che forse non esce più (dal carcere) e di Vincenzo che invece è ancora grasso (descrizione di Enzo Colletti figlio del defunto boss Carmelo).
manninoEmanuel e John, parlano di politica lamentandosi dell'attuale amministrazione comunale, poi elogiano quello che fu l'operato dell'onorevole Lillo Mannino, il quale ha "impostato tante persone e che dava benessere alla gente. Si lamentano di Nenè Mangiacavallo, definendolo come uno che è vicino agli "sbirri". Parlando di Mannino, Sortino afferma: “Ci vorrebbe uno di questi a Ribera. Quello che ha fatto lui per Sciacca non lo ha fatto nessuno. Solo che noi abbiamo Mangiacavallo. Sbirro”. E John chiede: Mangiacavallo non è quello della commissione antimafia? E Sortino risponde: “Eccome. Lui fu.La casa di Seccagrande me l’ha fatta sequestrare”. Poi, parlano di un certo Stefano che facendo parte della commissione Antimafia aveva sequestrato la casa di mangiacavalloSeccagrande dei Sortino. Proprio per questo motivo, quando Stefano si è recato negli USA, Emanuel aveva informato il padre per dirgli del suo arrivo riferendo: "A questo non gli dovete fare niente".
Emanuel dice che: "Giovanni Manzullo non serve"; Peppe Ruvolo potrebbe essere buono ma, non ha la forza perché “è salito” (intende dire eletto) solo lui" (“Peppe Ruvolo potrebbe essere buono. Però lo sai cosa? Peppe  Ruvolo non ha forza. In tutto il partito in Italia solo lui è salito. Per Peppe Ruvolo ho votato  nch’io. Ma a quel cornuto di Mangiacavallo voto non ce ne davo, nemmeno se mi davano soldi”); Mariano si è portato (candidato) con il partito comunista (Sortino; “Che lo dovevo manzullodare a Mariano il voto? Era con Mangiacavallo”.). Emanuel racconta che lo zio Carmelino aveva fatto impiegare Mariano all’esattoria. Questi a suo tempo interrogato da Giovanni Falcone, non nascose questo discorso, motivo per cui i Sortino gli hanno girato le spalle. Emanuel mentre spiega la vicenda del Mariano dice che lo stesso era molto amico con Enzo Colletti ed aggiunge che allora la Sicilia la comandava tutta Nino Salvo (Sortino: “Zio Carmelino gli ha dato il posto all’esattoria. Era amico con Nino Salvo che comandava tutta la Sicilia. Hai capito? Ora quando hanno cominciato ad indagare dopo l’uccisione di zio Carmelino chiamarono mio padre (Gennaro Sortino condannato nel processo Welcome, ndr) e gli dissero: Vedi che Falcone deve chiamareruvolo questo Mariano per interrogarlo perché vuole sapere chi gli ha dato il posto. Gli deve dire che glielo ha dato l’onorevole Giglia che è morto un mese prima. Mariano allora era amico di Enzo Colletti il figlio di Carmelino. Ma a Giovanni Falcone disse di Carmelo Colletti”).
Articolo pubblicato sul settimanale agrigentino "Grandangolo" diretto dal giornalista Franco Castaldo.
 

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