Martedì 03 Luglio 2012 21:06
Si sono svolti questa mattina alle 11, nella chiesa Madre di Siculiana, dove c’è il santuario del Santissimo Crocifisso, i funerali di Giuseppe Lo Mascolo, 74 anni, morto stroncato da un ictus, domenica scorsa, a meno di una settimana dall’arresto nell’operazione “Nuova cupola”, che con oltre quaranta arresti avrebbe decapitato la mafia agrigentina. A benedire la salma per l’estremo saluto è stato l’arciprete don Leopoldo Argento. L'arciprete non ha svolto una vera e propria messa ma una benedizione in quanto l'arcivescovo avrebbe "negato" il funerale reglioso al presunto mafioso. Sarebbe la prima volta a Siculiana.
In chiesa c'erano le “antenne” degli investigatori. ‘U zi Pè Lo Mascolo, cognato di Pasquale Vento, boss storico della mafia di Siculiana, secondo quanto viene fuori dall’inchiesta “Nuova cupola” condotta dai poliziotti della Squadra mobile di Agrigento e del commissariato “Frontiera” di Porto Empedocle con il coordinamento della Direzione distrettuale antimafia di Palermo, era considerato il “consigliore” della cupola siculianese, il vecchio “saggio” al quale si rivolgevano presunti boss e gregari quando vi era la necessità di dirimere alcune controversie oppure di salvaguardare gli interessi della famiglia.
A riprova del suo ruolo importante ricoperto nell’organizzazione mafiosa, secondo la ricostruzione degli inquirenti, vi sono delle recentissime intercettazioni che lo vedono conversare di un “proposito omicidiario” - proprio all’interno della sua abitazione che era stata “imbottita” di microspie dalla polizia - con Antonino Gagliano, 40 anni, inteso “Ninu ‘u cani”, ritenuto il nuovo boss della Cosa nostra siculianese. Gagliano raccontava di essere passato da casa sua per “parlargli dei M.”, che gli avevano riferito di aver “trovato le giumente sparate… che è stato veramente R.” e contestualmente, ricostruisce la Dda, gli avevano chiesto il permesso e l’aiuto per ucciderlo; rispose Lo Mascolo: “Mi ha già telefonato”. L’omicidio però non fu mai commesso, perché, secondo Gagliano, “…non è che una persona si leva così… ci sono state cause che si sono pagate dopo venti anni…”. Sempre a Lo Mascolo si era rivolto Rosario Bellavia, 48 anni, il poliziotto penitenziario arrestato, per risolvere una questione di minacce tra fruttivendoli, l’anziano ci mise la sua “buona parola”.
Giuseppe Lo Mascolo era tra l’altro ben informato su indagini in corso e microspie che ha scoperto nella sua abitazione. E’ proprio Lo Mascolo il 10 giugno del 2011 a riferire al presunto boss Antonino Gagliano di essere a conoscenza del fatto che “Agrigento e Trapani si sono accordati per arrestare Messina”. Consigliandogli inoltre: “Accura (stai attento)… quelli vengono di notte”. Poi la conversazione intercettata sull’auto di Gagliano proseguiva su altri temi, ma a un certo punto – sottolinea la Dda – Lo Mascolo riceveva una telefonata, nel corso della quale lo si udiva dire: ‘… cosa dicono gli americani lì… nessuno viene quest’anno di quelli grandi?’. Su tale punto, ricostruiscono gli inquirenti, si precisa che nel maggio 2011, poliziotti di Agrigento, in occasione di festeggiamenti paesani, notavano a Siculiana la presenza di Giovanni Dimora, 69 anni, residente in Canada, cognato di Agostino Cuntrera, ucciso il 30 giugno del 2010 a Montrèal, Gaspare Indelicato, 58 anni, residente negli Usa, e Domenico Spataro, 48 anni, residente in Venezuela.
“Appare più che evidente – secondo la Dda – che il riferimento di Lo Mascolo ai soggetti ‘americani’, quelli ‘grandi’, era rivolto proprio a questi ultimi soggetti i cui legami, anche solo di parentela, con la mafia italo-canadese, ed in particolare con il famigerato clan Rizzuto, risultano già noti”. Intanto, il mese scorso, a Lo Mascolo venne il dubbio poi confermato, di avere le cimici a casa. Così, il 18 maggio scorso, chiamò “l’esperto” di microspie Rosario Bellavia, 48 anni, il poliziotto penitenziario arrestato, al fine di “bonificare” la propria abitazione con uno “scanner”. Si sentono nella registrazione segnali acustici a intermittenza propri dello “scanner” e Bellavia che dice: “…si devono prendere le onde, comunque ci sono anche se non si vedono, dovremmo guardare qua dentro e là dentro”. Prima di andarsene Bellavia chiede a Lo Mascolo se desidera che gli lasci lo “scanner”, il vecchio “consigliore” risponde che non c’è bisogno, in quanto farà spostare il mobilio dove è stata nascosta la microspia piazzata dai poliziotti con l’aiuto dei vigili del fuoco.
‘U zi Peppi Lo Mascolo era, come detto, in strettissimi rapporti con Antonino Gagliano, 40 anni, inteso “Ninu ‘u cani”, il nuovo presunto boss della famiglia mafiosa di Siculiana. Le loro frequentazioni recenti sono provate dalle microspie collocate dalla polizia sia sull’auto di Gagliano che all’interno dell’abitazione di Lo Mascolo dove il boss si sarebbe recato in più occasioni per chiedere consigli su varie questioni. A proposito dei rapporti non solo recenti ma anche passati tra Gagliano e Lo Mascolo - sottolineano i magistrati della Dda nel provvedimento di fermo di indiziato di delitto - c’è un precedente di qualche anno fa quando i due furono fermati dai carabinieri in un posto di blocco e furono trovati con armi. Era il 6 aprile del 2003, infatti, quando Lo Mascolo fu arrestato perché trovato in possesso di una pistola semiautomatica calibro 7,65 con matricola abrasa e caricatore pieno e un coltello a punta; in quella circostanza Gagliano fu denunciato per favoreggiamento semplice. Stavolta ‘u zi Peppi Lo Mascolo non ce l’ha fatta a sopravvivere, boss e gregari della mafia siculianese adesso dovranno fare a meno dei suoi “saggi” consigli.