Scritto da Gerlando Giugno Domenica 27 Maggio 2012 22:46
Con la serie A conclusa da poco ed aspettando gli Europei di Calcio e le Olimpiadi, il popolo di sportivi irriducibili ha comunque avuto pane per i suoi denti nel week end appena trascorso. All’ombra della Madonnina di Milano infatti è andato in scena uno dei finali più emozionanti delle ultime edizioni del Giro D’Italia.
La tappa che solitamente prima veniva considerata una passerella si è invece rivelata quella decisiva per la vittoria finale dell’edizione 95 della corsa ciclistica più antica e famosa del nostro Paese. Chissà se chi ha coniato lo slogan “Fight for Pink” avrà immaginato una scena simile a quella che si è poi concretizzata di fronte a migliaia di appassionati accorsi al Duomo: la crono infatti è una gara particolare che non ti consente di gioire istantaneamente come un goal nel calcio o dopo poche frazioni di secondo come in formula uno, prima di potere esultare bisogna guardare cosa faranno gli avversari perché ogni ciclista viene mandato in pista ad intervalli regolari e non si gareggia quindi tutti insieme.
Bisogna avere sacrificio e pazienza, come sanno bene tutti i corridori, che in un massacrante evento che dura circa un mese poi vedono sfumare i sogni di gloria magari per pochi secondi. Fight for pink: battaglia per il rosso appunto. Ed in fondo è questo che è successo oggi con lo spagnolo Rodriguez che scendeva in pista con la maglia rosa ed ha poi dovuto rinunciarci per appena 16 secondi.
A vincere è stato Ryder Hesjedal, primo canadese nella storia a vincere il Giro D’Italia, che ha spinto magnificamente con le lunghe gambe nel corso dei 28 km previsti nel capoluogo lombardo. Terzo posto per il belga Thomas De Gendt (non accadeva da quasi vent’anni che non vi fosse nemmeno un italiano sul podio) più distaccato con un minuto e 39 secondi.
Vittoria arrivata dunque con il brivido e le squadre che contavano i secondi che mancavano all’arrivo di Rodriguez, anche se i più smaliziati già dall’andamento dei due corridori a metà corsa avevano sentenziato come vincitore il canadese. Roba da tecnici, non da appassionati che sono rimasti con il fiato sospeso fino all’ultimo. Adesso per loro bisognerà pazientare in attesa del prossimo grande evento. Ma per questa domenica le due ruote hanno rubato l’interesse al pallone.
Gerlando Giugno
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